
Questa fiaba dolce amara di Simonetta Agnello Hornby ci porta nella Sicilia degli anni Sessanta, una Sicilia sull’orlo del boum economico che mostra tutta la sua bellezza e le sue contraddizioni. Roccacolomba è un topos letterario dove le storie si raccontano nei salotti raffinati ma vengono riportate anche nelle portinerie e nei mercati. Un luogo dove i nobili, ancora legati alla tradizione borbonica con i loro modi affettati, si mescolano all’emergente classe borghese arricchita; dove i ricchi e i poveri si contrappongono, vivendo insieme senza mai davvero interagire, se non attraverso la cortina dei gesti convenzionali dettati dalla tradizione. È un luogo dove la verità e la fantasia si mescolano passando di bocca in bocca, di casa in casa, fino a creare un’aura di leggenda attorno ai suoi protagonisti. E la Mennulara, è un personaggio che a questo gioco si presta, vista la sua riservatezza e il mistero che avvolge la sua vita. Si viene coinvolti non solo dal racconto della sua storia, ma anche dalle opinioni e dai giudizi degli abitanti del paese, passando di pagina in pagina dal considerarla vittima al considerarla carnefice.
Un racconto pieno di brio ed energia, dove l’io parlante varia continuamente e dove il senso di allegria e spensieratezza della calda terra siciliana si mescola con le ombre e l’amarezza della miseria, della mafia e dell’ingiustizia che ancora l’affliggono.
Una storia che sicuramente chi, come me, proviene da un piccolo paese apprezzerà particolarmente, ritrovandosi perfettamente a proprio agio nelle dinamiche di Roccacolomba e del suo telefono senza fili del pettegolezzo.
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