venerdì 2 agosto 2013

"Dracula", Bram Stoker


“Dracula” è stata una rivelazione. Ho scoperto di non sapere la storia originale (i vari film l’hanno adattata e modificata fino a confondere nell’immaginario comune le vere caratteristiche del re dei vampiri, oltre alla trama stessa del romanzo), e penso anche di aver capito perché un romanzo gotico pubblicato nel 1897 continui ad affascinare e spaventare generazioni di lettori. La vicenda si svolge tra la Transilvania e l’Inghilterra nel 1890 e viene narrata attraverso i diari, le lettere e gli articoli di giornale che i protagonisti conservano. Tutto comincia in Romania dove Jonathan Harker, giovane avvocato inglese, si reca per curare l’acquisto di una casa a Londra da parte di un misterioso anziano conte che vive in un inquietante castello diroccato, nella regione chiamata Transilvania, circondato da boschi infestati da lupi famelici e da un alone di superstizione e paura da parte dei nativi del luogo. Harker si rende ben presto conto che i timori dei transilvani sono ben fondati visto che il suo ospite non dorme la notte, non mangia, lo tiene prigioniero, ha tre sorelle che appaiono nei raggi lunari, tentano di mordergli il collo e si nutrono di bambini rapiti, dorme in una tomba e la sua immagine non si riflette negli specchi. Mentre Harker riesce rocambolescamente a fuggire dal suo aguzzino, il Conte Dracula riesce ad imbarcarsi per l’Inghilterra e a raggiungere Whitby, nello Yorkshire. Qui inizierà a saziare la sua sete di sangue e a trasformare le sue vittime in Non-morte. Lo stesso Harker con sua moglie Mina, Van Helsing (che non è un nerboruto cacciatore di creature occulte come nella grafic novel e nel film omonimi, ma è un brillante anziano olandese esperto in medicina e chirurgia, con un debole per le malattie particolari e le cure alternative), il direttore di manicomio John Sewald, il texano Quincey P. Morris e Lord Arthur Holmwood, si metteranno sulle sue tracce per salvare l’umanità da questa terribile minaccia oscura.
“Dracula” è un bel romanzo. Partiamo da questo presupposto: io non ho visto né film recenti né meno recenti, non sono un’appassionata di vampiri né di racconti o pellicole dell’orrore. Perché non mi piace avere paura. Quei brividi che attraggono irresistibilmente gli appassionati del genere, le scariche adrenaliniche e i capelli dritti sulla testa, non sono proprio la mia passione. “Dracula” non fa esattamente paura, ma è decisamente inquietante. Certe scene splatter dei film non sono presenti nel romanzo ma la figura in sé del Conte è a dir poco angosciante. La caccia che gli danno i suoi nemici è serrata e senza esclusione di colpi, si fa ricorso a tutte le armi possibili, da quelle fisiche a quelle spirituali. Ma sono due le cose che alla fine sconfiggono il demone di Dracula, ed è questo che mi ha particolarmente colpita e affascinata del romanzo: l’arma che aiuta Van Helsing e co. a distruggere il vampiro è la conoscenza. Solo quando tutte le informazioni e le scoperte fatte dal gruppo vengono condivise, una soluzione inizia ad intravedersi. La seconda è l’amore. L’amore che gli uomini provano per Mina sarà la forza motrice della caccia a Dracula e la principale fonte di coraggio per ognuno dei protagonisti. La stessa Mina ha dalla sua parte, per difendersi dalle spire del Conte, la sua bontà d’animo e l’amore per Jonathan. Insomma, se vogliamo “Dracula” è un romanzo d’amore, e amore con la A maiuscola. Anche bella la figura di Mina, una donna molto intelligente e curiosa, particolarmente coraggiosa e indomita per l’epoca (ricordate che però è un romanzo del diciannovesimo secolo e non mancano commenti un tantino misogini, non illudetevi troppo della modernità dell’opera da questo punto di vista).
Molto bello, più del previsto. E poi qualche brivido d’estate fa sentire anche più al fresco.

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