
Steinbeck scrisse questo libro nel 1961 ed
è l’ultimo romanzo pubblicato in vita (“In viaggio con Charley” del ‘62 è una
sorta di travelogue, un diario di
viaggio). Nel 1962 venne insignito del premio Nobel per la letteratura per il
suo lavoro che durava ormai da quasi trent’anni. L’attenzione di Steinbeck per
i problemi sociali, il fallimento dell’uomo e per i peccati veniali
dell’America degli anni Cinquanta e Sessanta, che gli valsero l’onorificenza,
sono tutti pulsanti e vivi nella storia di Ethan e delle pressioni che lo stile
di vita americano impone ai suoi cittadini. La vera poetica del romanzo è
racchiusa probabilmente in questa frase:
“Gli ci volle del tempo per
imparare come van le cose in America, ma lo imparò, lo imparò eccome. ‘Bisogna
fare la grana. Questo è il punto primo!”.
Lo imparò. Non è scemo. Stette
attento al primo punto.”
Ethan è emblema dell’uomo onesto che viene
schiacciato e sconfitto dal sistema. L’unico modo per riscattarsi è il denaro,
e questo pare poter provenire solo da atti fraudolenti e disonesti. Rinnegare
il proprio onore, la propria coscienza e i propri valori, nonché i propri stessi fratelli, questa la parabola che porta alla ricchezza e al rispetto
nell’America di Steinbeck. Ethan ne uscirà distrutto, ma lo capirà troppo tardi
e non tanto per la voce della sua coscienza, ormai sopita, quanto nel vedere
suo figlio, che ambisce ad una fatua carriera televisiva, imbrogliare e non
provare alcun rimorso, e nell’intravedere in quel piccolo mostro ciò che egli
stesso è diventato.
Un romanzo di denuncia morale e sociale
sullo stile di “Furore”. Una scrittura secca e dura, quasi telegrafica, senza
toni apertamente accusatori o moralisti, per lasciar spazio solo ai fatti e
alla condanna netta che da essi trapela.
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